Come il giro
dentato rappresenta il mondo circostante
GIOVANNI ROSSI
NOTE E
NOTIZIE - Anno XXIII – 11 aprile 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale
di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a
notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la
sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici
selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori
riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.
[Tipologia del testo: RECENSIONE]
La rete costituita da corteccia
entorinale e ippocampo, basata principalmente sull’elaborazione
delle informazioni delle cellule griglia entorinali e delle cellule di luogo
ippocampali, ha un ruolo fondamentale nella nostra vita quotidiana, in quanto
determina l’orientamento e il controllo automatico degli spostamenti
nell’ambiente che ci circonda. Diamo conto spesso dei risultati della ricerca
che indaga i numerosi aspetti ancora da decodificare di questa straordinaria
orchestrazione funzionale di raffinati e complessi sistemi neuronici, riconosciuti
a partire dalla scoperta delle cellule di luogo, da
parte di John O’Keefe e John Dostrovsky, e delle cellule griglia da parte di Edvard I. Moser e
May-Britt Moser.
In un’ottica funzionale distinguiamo una
corteccia entorinale laterale (LEC, da lateral entorhinal
cortex) e una corteccia
entorinale mediale (MEC, da medial
entorhinal cortex). La memoria
episodica richiede la codifica della struttura temporale
dell’esperienza e si basa sui circuiti del lobo temporale mediale, inclusa la
MEC.
Vari studi hanno
identificato cellule codificanti il tempo dell’esperienza nella MEC, neuroni
detti “MEC time cells”, e nel febbraio 2024 abbiamo presentato uno studio di John B. Issa e colleghi che ha identificato nella
regione entorinale laterale sub-popolazioni che codificano un valore di senso
relativo al tempo[1].
Le MEC time cells scaricano in corrispondenza
di specifici momenti durante gli intervalli in compiti temporizzati, componendo
nel loro insieme l’intero periodo di temporizzazione. Erin R. Bigus e colleghi
hanno scoperto che l’attivazione delle MEC time cells può essere modulata
dall’apprendimento, in tal modo consentendo il tracciamento delle varie strutture
temporali che emergono dall’esperienza.
Attualmente è di grande
attualità il problema della comprensione del modo in cui le informazioni
multimodali convergenti, fornite dalla LEC e dalla MEC, siano rappresentate
dalle cellule a granulo (GC, da granule
cells), ossia le cellule principali del giro dentato.
Per risolvere questo
problema, Thibault Cholvine e Marlene Bartos hanno
adottato l’imaging del Ca2+ delle proiezioni di LEC e MEC nel
giro dentato insieme con l’attività di popolazione delle GC in topi percorrenti
ambienti familiari e ambienti nuovi virtuali durante 5 giorni consecutivi. I
risultati sono molto significativi e interessanti.
(Thibault Cholvine &
Marlene Bartos, The dentate gyrus efficiently converges LEC and MEC inputs into
multimodal, highly specific and reliable environmental representations. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02240-0, 2026).
La provenienza degli autori è la
seguente: Institute for Physiology I, University of
Freiburg, Medical Faculty,
Freiburg (Germania).
Forniamo alcuni spunti di neurofisiologia dei sistemi
entorinali in rapporto con quelli ippocampali, per consentire al lettore di
collocare lo studio qui recensito nel più ampio quadro di questo campo di studi[2].
L’intuizione dell’esistenza nel cervello
di una mappa cognitiva dell’ambiente da parte di Edward Tolman è citata da
Siegelbaum, Kandel e vari altri autori, quale primo antecedente documentato
dell’ipotesi di lavoro che portò nel 1971 John O’Keefe e John Dostrovsky a
scoprire nell’ippocampo di ratto una speciale mappa cognitiva dello spazio
vissuto dall’animale.
Grazie al lavoro di John O’Keefe, oggi
possiamo dire che la familiarità di un animale con un particolare ambiente è
rappresentata nell’ippocampo da uno speciale schema di attività nelle regioni
CA3 e CA1 di una popolazione di neuroni piramidali detti cellule di luogo o place cells. Ciascuna di queste cellule
si attiva quando un animale entra nella zona di spazio corrispondente all’area
di competenza della cellula, il “campo
di luogo” o place field.
Quando un animale entra in un nuovo ambiente, nel giro di pochi minuti si
formano nel suo ippocampo nuovi campi di
luogo, che rimangono stabili per settimane o mesi. Per queste proprietà, se
si registra l’attività elettrica di un numero adeguato di place cells, è possibile ricavarne l’informazione relativa a dove
si trovi esattamente l’animale in quel momento. In tal modo si ritiene che
l’ippocampo costituisca una mappa dinamica dello spazio circostante. La
dimostrazione da parte di O’Keefe della funzione delle cellule di luogo ha fornito la prima evidenza di una
rappresentazione cerebrale dell’ambiente che consente all’animale un’agevole ed
efficace traduzione delle intenzioni locomotorie in atti appropriati alle
caratteristiche dello spazio. Questa mappa
cognitiva non è organizzata secondo un criterio anatomico topografico o egocentrico, come la somatotopica del
tatto sulla superficie della corteccia cerebrale, ma è una rappresentazione che
si può definire allocentrica, essendo
fissata ogni volta rispetto ad un punto del mondo esterno. In altri termini, è una
rappresentazione dello spazio-ambiente relativa al punto in cui si trova
l’animale.
La mappa cognitiva ippocampale dello
spazio rappresentata nelle cellule di
luogo, nei trent’anni seguenti, ha ottenuto numerose conferme sperimentali
ma, sebbene la sua esistenza fosse diventata una nozione consolidata nella
didattica, rimaneva un mistero come facesse questa popolazione cellulare a
conoscere le informazioni spaziali necessarie alla sua funzione. In altri
termini, non si riusciva a capire in che modo la mappa si costituisse, quale
tipo di informazioni spaziali e in quale modo giungessero a queste regioni
dell’ippocampo.
Nonostante l’impegno di molti
ricercatori, si continuò a brancolare nel buio fino al 2005, quando Edvard I.
Moser, May-Britt Moser e colleghi accesero una luce straordinaria con la
scoperta di un nuovo sistema cellulare organizzato come una griglia che mappa lo spazio nella
corteccia entorinale mediale secondo un criterio del tutto diverso[3].
I neuroni scoperti dai coniugi Moser, detti cellule griglia o grid cells,
compongono con i loro assoni la via
perforante diretta all’ippocampo, e, a differenza delle cellule di luogo ippocampali che si
attivano solo quando l’animale è in una singola e specifica localizzazione,
scaricano ogniqualvolta l’animale è in una di varie posizioni regolarmente
spaziate a formare una griglia o grata a maglie esagonali. Questa grata consente al cervello di
localizzare il corpo cui appartiene all’interno di un sistema di coordinate
cartesiane proiettate sul suolo dell’ambiente circostante, ma indipendenti dal
contesto, da elementi distintivi di un territorio o contrassegni
caratterizzanti un luogo[4].
Le informazioni spaziali codificate
dalle grid cells, secondo il criterio della
griglia nella corteccia entorinale mediale, sono poi convogliate all’ippocampo
dove sono elaborate nella chiave di singole rappresentazioni spaziali
corrispondenti all’attivazione delle cellule
di luogo.
Un filone recente e affascinante di
indagini è quello che, con numerosi lavori, ha affrontato il problema dei
rapporti fra la struttura funzionale delle mappe spaziali ippocampali e le basi
neurali della memoria esplicita o dichiarativa[5].
Torniamo allo studio qui recensito.
Thibault Cholvine
e Marlene Bartos, con il loro imaging del Ca2+, hanno accertato
che gli input veicolati dagli assoni dei neuroni LEC sulle cellule GC
del giro dentato dell’ippocampo sono primariamente informazioni olfattorie,
mentre gli input convogliati dalle fibre provenienti dai neuroni MEC
sulle stesse cellule ippocampali fornivano ricche informazioni specifiche per
il contesto. Sebbene, con l’esposizione ad ambienti nuovi, le informazioni
ambientali emergessero rapidamente nelle proiezioni LEC e MEC e rimanessero
stabili nel tempo, le rappresentazioni nel giro dentato si formavano
lentamente, miglioravano gradualmente e richiedevano esposizioni ripetute per
stabilizzarsi.
Presi nell’insieme tutti i
risultati emersi in questa sperimentazione indicano che, la convergenza di input
rapidamente emergenti e altamente dimensionali di LEC e MEC in codici di
popolazione GC sparsi e lentamente emergenti, fornisca un meccanismo
energeticamente efficiente per generare rappresentazioni multimodali,
modalità-specifiche e contesto-specifiche nel giro dentato dell’ippocampo.
L’autore della nota ringrazia
la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle
recensioni di
argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito
(utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).
Giovanni Rossi
BM&L-11 aprile 2026
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La Società
Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia, affiliata alla International Society
of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze,
Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come
organizzazione scientifica e culturale non-profit.
[1] Note e Notizie 10-02-24 Neuroni entorinali codificano un valore di senso
relativo al tempo.
[2] Le nozioni qui proposte in
estrema sintesi sono tratte da Note e
Notizie 28-11-15 Una lezione sulla memoria dai coniugi Moser insigniti
del Nobel nel 2014.
[3] V. Note e Notizie 24-06-06 Neuroni entorinali aiutano ad esplorare
l’ambiente; Note e Notizie 06-10-07
Griglia esagonale e ippocampo (riporta in calce l’indicazione bibliografica
per esteso dei due lavori che hanno comunicato la scoperta da parte dei Moser, oltre
al riferimento al volume classico di introduzione all’argomento). Si veda per
una narrazione della scoperta dei coniugi Moser come noi l’abbiamo presentata
per primi ai neuroscienziati italiani nel 2005, si veda in Note e Notizie 27-03-21 Coincidenza ippocampale tra posizione propria e
identità di luogo. Numerose altre recensioni si trovano
scorrendo l’elenco delle “NOTE E NOTIZIE” (dall’11-03-2003 al 10-07-2010 sono
rubricate come “ARCHIVIO NOTE E NOTIZIE” cui si accede dal fondo della pagina
“NOTE E NOTIZIE”).
[4] Gli studi sulle grid cells sono proseguiti ed è stato
dimostrato che la loro attività richiede il segnale neuroni che indicano la
posizione della testa dell’animale, o cellule HD (head direction cells). In proposito si
raccomanda la lettura della recensione della professoressa Richmond: Note e Notizie 14-02-15 Le cellule griglia
hanno bisogno del segnale delle cellule HD.
[5] La memoria esplicita è
costituita dalla memoria episodica e dalla memoria semantica.